Gran parte degli imprenditori ha deciso di rivolgersi ad Internet, per trovare un nuovo modo di intercettare i clienti italiani e stranieri, così come anche distributori, partner e commerciali all'estero, andando così a sopperire ai mancati contatti derivanti da fiere ed eventi di settore.
Le imprese italiane che guardano ai mercati esteri devono fare i conti con un dato scomodo: secondo l'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm - Politecnico di Milano, oltre il 54% delle aziende italiane fatica ancora a espandersi oltre i confini nazionali, per la mancanza di strategie digitali efficaci e delle competenze tecnologiche necessarie a competere sui mercati globali.
Il digital marketing per le fiere B2B accompagna l'evento prima, durante e dopo: campagne sul pubblico target per riempire lo stand, prossimità sul quartiere fieristico nei giorni di apertura, remarketing e follow-up sui contatti raccolti.
Un sito solo in inglese basta nei paesi anglofoni e in poche nicchie tecniche. Nei mercati non anglofoni si perde la ricerca locale, la fiducia e il tasso di conversione: ecco quando conviene e quando no.
Il digital marketing multilingue non è tradurre il sito italiano: cambiano le parole con cui le persone cercano, i motori su cui cercano e i riferimenti che rendono credibile un'offerta. Quali lingue contano e come si sceglie da dove partire.
Un termine sempre più consueto nel mondo delle imprese è "internazionalizzazione digitale". Di cosa si tratta? Aprire le porte del proprio mondo imprenditoriale all'export tramite il supporto del digital marketing.
Farsi trovare in tedesco, selezionare distributori e agenti, usare Google Ads e LinkedIn sul ciclo di vendita lungo e far rendere le fiere: la guida all'export B2B verso Germania, Austria e Svizzera.